Follow by Email

sabato 20 agosto 2016

La vita è adesso

Il mare borbotta rumorosamente, mentre una densa spuma bianca appare e scompare repentina, dopo che le onde si infrangono sul bagnasciuga.
Il vento che soffia mitiga il calore dei raggi del sole, ora allo zenit, mentre da ponente nuvoloni, che sembrano di panna, si avvicinano minacciosi.
Il mare brilla, diviso in due tinte affiancate, turchese verso la spiaggia e blù scuro verso l'orizzonte. Due bambini giocano con le bombe d'acqua, una signora spalma la crema fluida e profumata, sulla pelle già abbronzata, una coppia di 30enni cammina mano nella mano, teneramente, sulla spiaggia sassosa.

Un signore abbronzatissimo, sovrappeso e non più giovane, accende l'ennesima sigaretta, accompagnata da forti colpi di tosse, che suggerirebbero di passare ad altro passatempo.
I treni vanno e vengono alle mie spalle.
Le note di una canzone alla radio, mi riportano al passato, ad una vita che quasi non riconosco più come mia, tanto è il tempo trascorso. E anche allora gioie, dispiaceri, entusiasmi, aspettative, alcune realizzate altre deluse. Con la maturità per fortuna almeno una marcia in più c'è davvero: vivo intensamente ogni giono, ogni attimo, planando sulle cose dall'alto, cercando di allontanare le pietre che a volte ti schiacciano. Non sta succedendo nulla di particolarmente interessante, ma questo incanto di natura ammalia ed ipnotizza: si potrebbe stare ore ed ore a bearsi di tanta semplicità.

Insomma...la vita è adesso!







 
 

CI RISIAMO

Qualcosa nel modo in cui camminava  aveva una nota ipnotica, che  incantava gli occhi di chi, distrattamente, li posava sul suo incedere. Sembrava una leonessa che, passo dopo passo, assorta nei suoi pensieri, procedava fiera per la sua strada, incurante di quanto succedesse intorno: un bimbo che faceva un capriccio col nonno, una giovane coppia che passeggiava mano nella mano,  un automobilista che inveiva contro un altro.
Fra sè e sè pensò: "Ci risiamo!".
Il tempo era trascorso velocemente e si trovava di nuovo li, in balia degli eventi e soprattutto della malinconia, compagna fedele delle sue giornate. Detestava l'estate.
Le vacanze si stavano avvicinando a spron battuto e lei non aveva ancora la più pallida idea di dove trascorre quei 15 giorni estivi, oggetto di sogni, desideri e aspettative, da almeno tutti i 6 mesi precedenti.  
La maggior parte dei suo amici e colleghi erano infervorati per questa o quella meta, alcune davvero affascinanti, mentre lei vedeva davanti a sè solo un tunnel, dove camminava da mesi, senza vederne mai l'uscita;probabilmente  se avesse maturato l'idea di "arredarlo" quel tunnel, così come aveva letto in una vignetta su facebook, sarebbe stata meglio.
A essere sinceri di opportunità ne aveva più d'una: Barbara l'aveva invitata nel suo bilocale in Sardegna, Nicolò, come ogni anno, le metteva a disposizione una stanza nella grande casa di Courmayeur, sempre affollata di amici,  e Mauro continuava a pressarla, affichè trascorressero insieme almeno 4 giorni, in una delle più rinomate località della costa azzurra. Nonostante ciò, non sapeva da che parte girarsi, ma probabilmente era più nella sua vita che doveva fare ordine, piuttosto che nei programmi estivi.
Mauro la corteggiava ormai da mesi, era cortese e galante, ma accidenti, a lei proprio non piaceva. Non le suscitava alcuna emozione, se non un leggero aumento della propria autostima, davvero un po' poco per poter ambire a qualcosa di più.
In cuor suo sapeva esattamente cosa desiderare: sarebbe stata volentierissimo anche a casa, purchè con la persona giusta. Ma la persona giusta non c'era e a dirla tutta, non la intravvedeva nemmeno all'orizzonte.Molti anni prima aveva avuto un amore sereno e spensierato, con cui aveva condiviso una estate di lavoro, nelle rispettive occupazioni, con la gioia e la consapevezza di ritrovarsi ogni sera e fare sempre cose piacevoli insieme. Una cena romantica, un ballo improvvisato in ufficio, al suono di quella dolcissima canzone che entrambi adoravano, un aperitivo in riva al mare, un cinema all'aperto, durante il quale lei rimaneva incollata allo schermo, mentre lui non le toglieva gli occhi di dosso, una sagra di campagna con tanto di banda musicale, una gita in moto senza meta, solo per il piacere di stare insieme, vicini, vicini, un giro in città sul bus dei turisti, confondendosi con francesi, spagnoli e tedeschi sbarcati dalla nave da crociera....e così via. Non avevano fatto un giorno di ferie, al di fuori dei week end, ma era stata una estate meravigliosa per entrambi.
La notte poi, dormivano abbracciati, alternando le ore di riposo, a intensi incontri di sesso, che non lasciavano alcun dubbio sul fatto che tra di loro vi fosse una intesa perfetta.
Ma come tutte le belle cose era durata poco.
Alla fine di settembre lui era stato trasferito all'estero e, nonostante i primi tempi avessero provato a coltivare quella relazione, la distanza e le difficoltà avevano giocato a sfavore e non erano riusciti ad arrivare a mangiare il panettone insieme.
Ecco cosa desiderava: non solo emozioni, ma avere certezze e cose semplici da condividere, giorno dopo giorno. Tanto per ritornare sul tema culinario: sapere che avrebbe mangiato insieme allo stesso uomo il panettone a Natale, la colomba a Pasqua ed il gelato d'estate.
Terminate tutte queste riflessioni, nuovamente pensò "Ci risiamo!". Prese il romanzo che stava leggendo e, da sola, si sedette al Bar del Porto e ordinò un gelato.



domenica 24 luglio 2016

Doccia

La luce è fioca e non entra il solito raggio di sole,  che mi sveglia alla mattina: grosse gocce di pioggia stanno picchiando sulla finestra, in questo sabato mattina d'estate, ma va bene anche così. Potrò stare in casa a poltrire o riordinare qualcosa, senza dovermi sentire in colpa, per non realizzare qualche meravigliosa gita fuoriporta, come i più amano fare, spesso ostentando al lunedì mattina.

Mi alzo e trascino sotto la doccia. L'acqua mi scende sulla pelle, che oggi mi sembra morbidissima, quasi setosa e già immagino, con fantasia, mani che la accarezzino con piacere. Prima troppo fredda, poi troppo calda, oggi non riesco a trovare il giusto equilibrio, un po' come nella vita, dove dispiaceri e gioie si alternano in continuazione, lasciandoti raramente lo spazio per sentirti davvero sereno. Ecco, forse ce l'abbiamo fatta: tiepida al punto giusto; mi domando se anche la mia giornata raggiungerà il corretto equilibrio.
L'acqua scorre, bagna, pulisce, rinfresca e intanto simula il rumore della pioggia, che a me piace tanto. Riempio le mani di bagnoschiuma e comincio a insaponarmi il corpo, partendo dalle spalle e via via scendendo. E' curioso: di me adoro solo schiena e labbra, mai alcuno ha condiviso questi miei gusti. Gli uomini sono più semplici: guardano spesso le cose appariscenti e raramente si soffermano sui particolari. Inutile dire dove si trattenga il loro sguardo tutt'ora, sebbene il tempo mi stia regalando, obtorto collo, i segni del suo trascorrere. 
Tanto è così. La vita va avanti. Non la puoi fermare, è lei che decide il chi, il come, il quando
Ognuno pensa di esserne l'artefice, o per lo meno quello che decide se prendere la strada a sinistra o quella a destra, certo. Ma poi ti ritrovi a fare pensieri che ti riportano a chi da li è già passato (quante volte nei vostri gesti, avete rivissuto quelli dei vostri genitori? A me succede sempre più spesso) e comprendi che la natura fa il suo decorso e ti spinge a desiderare qualcosa con tanta intensità, che pensi di essere tu a decidere, mentre è lei.
L'autonomia, la tua casa, un compagno, un figlio, gli amici o la solitudine...ogni cosa ha un suo tempo.
   "C'è un tempo per nascere e un tempo per morire
 ...un tempo per piangere e un tempo per ridere...
 ...un tempo per gemere e un tempo per ballare..."

Insapono le gambe, lunghe, tornite, ignorandone le imperfezioni. Ogni tanto bisogna farsi qualche "sconto" altrimenti la vita è troppo amara. 
Mi dedico con cura ai piedi: insapono, frego, limo, penso già al nuovo colore di smalto che fra poco applicherò, a nuovi sandali infradito, a occasioni liete in cui indossarli.

Chiudo gli occhi e bagno i capelli arruffati. Ora tocca a loro. Prendo lo shampoo profumato e inizio a frizionare la testa, densa di pensieri. Se potessi farvi un po' di spazio,  eliminandone qualcuno, sarebbe una gran bella cosa. Mi echeggiano nelle orecchie le parole di una canzone da poco sentita:
" ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e 
nulla ti appartiene ancora"

...eggià, sarebbe bello! Invece dopo l'entusiasmo, si comincia a conoscersi meglio, a mettere in mostra anche le debolezze, soprattutto le tue, che vorresti annullare, e invece ti ritrovi li, ad osservarle, quasi impotente, senza potertene allontanare. Intando la schiuma cresce, cresce....magari riesce ad ovattare il chiacchierio insistente dei pensieri, che quasi non trovano pace.Non voglio sbagliare, non voglio farmi schiacciare dalle cose, devo reagire con caparbietà. Si a tavolino è facile: pianifichi, studi, costruisci. Poi quando oltre ai pensieri ed alla ragione, devi fare i conti col cuore, diventa tutto più complicato. Tanto.

"...nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione"
Vorresti sempre fare del tuo meglio, indossare il tuo migliore sorriso e andare in giro per il mondo, rendendo tutti felici. Ma non ci riesci e ti senti solo inadeguata e spesso fuori posto.
 
L'acqua scorre, portando via schiuma e tensioni. Il tempo della doccia, lunghissima, è ormai terminato. Chissà se dopo, oltre a sentirmi fresca e pulita, sentirò la calma e tranquillità che desidero. 

lunedì 11 luglio 2016

ABBRACCIO

Erano vicini, vicini, le teste sullo stesso cuscino, nascosti sotto un morbido piumino, che li avvolgeva come una seconda pelle.
Lui la abbracciava dolcemente, dando una occhiata, tra il disinteressato e il divertito, a quel corpo, che poco prima aveva accarezzato, alternando energia e delicatezza.
Poco dopo si era addormentato e lei ne ascoltava con piacere il respiro ritmato, che emanava serenità.
Essere li era per entrambi una gioiosa conquista: finalmente insieme, rilassati, dopo una intensa giornata di lavoro. Amanti improvvisati e passionali, che per uno strano gioco del destino, si erano trovati a condividere un pezzo di cammino delle loro vite strampalate, sempre divise tra un aereo e l'altro, che li divideva, portandoli rispettivamente da un capo del mondo, sino al suo opposto.
La meravigliosa suite dell'Hotel di New York, che li ospitava, non aveva davvero nulla fuori posto: colori tenui ed eleganti alle pareti e negli arredi, un pregiato parquette, soffitto immacolato, tantissimi cuscini sul letto, candele accese e profumate ovunque, musica soft in sottofondo, sebbene ogni tanto alternata a qualche canzone rock che la infastidiva, una stanza da bagno con vasca idromassaggio, in cui insieme avevano sperimentato quasi ogni cosa.
 
Amarsi a New York era forse più bello che farlo a Lamezia Terme?
Mentre divertita si poneva questa domanda, teneva gli occhi aperti e ben concentrati su quella mano, morbida e affusolata,  che le stringeva la spalla e sembrava volesse tenerla stretta, stretta, affinchè non volasse via. 
Ecco! Era attraverso quell'abbraccio che avrebbe conservato nel suo cuore quel meraviglioso momento. "La felicità dura solo un attimo", aveva sempre sentito dire. In quel momento ne aveva capito appieno il significato. E gli occhi le si erano offuscati dalla gioia.

giovedì 30 giugno 2016

AVVOCATO

La stanza era ampia, accogliente, calda, vissuta.
Foto di famiglia, tanti libri, 3/4 quadri dalle insolite dimensioni e colori.
Un tavolo vicino alla finestra, con ordinate pile di carta ed una graziosa poltroncina di legno.
Sul lato opposto una enorme scrivania, con computer, monitor e tutto cio' che serve per lavorare, col giusto mix fra ordine e praticità. Negli angoli 2 enormi piante finte, che non alteravano l'insieme gradevole, anzi, davano risalto all'onesta' del proprietario, quasi volessero significare "con le piante io non ci so proprio fare!!"
Al centro un tappeto, un po' piccino rispetto alle dimensioni della stanza, ma dava colore e calore
In sottofondo una piacevole musica jazz.
Chi lavorava in quella stanza doveva essere una persona piacevole. Certamente originale e amante delle cose belle. Probabilmente qualcuno che aveva fatto di quello studio la sua casa.
La ragazza che l'aveva fatta accomodare le aveva accennato ad un "attimo" di attesa, ma i minuti sembravano scorrere lenti, come se il tempo si fosse fermato.
Sempre più incuriosita attese, guardando con più attenzione ogni particolare.
Il soffitto aveva stucchi che riportavano a tempi passati, in contrasto con un grande lampadario moderno, che non lasciava indifferenti: poteva entusiasmare, così come essere detestato.
Un minuto, due, tre, dieci....li non arrivava nessuno!
Imbarazzata non sapeva che fare. Sedersi? Stare in piedi? Uscire dalla stanza? O fermarsi ad attendere il creatore di siffatto ambiente?
Si avvicinò alla finestra per vedere il panorama di cui si godeva, sempre che così fosse lecito definirlo. Una strada del centro città, con tante auto, traffico, pedoni, negozi, ma non era male; c'era vita, così come la vitalità trasudava da ogni oggetto presente nella stanza.
All'improvviso arrivò; indossava un accattivante sorriso, capelli brizzolati ed un fisico asciutto, che a prima vista sembrava davvero niente male. Se il completo fosse grigio o di altro colore non aveva alcuna importanza,  lo portava così bene, che se fosse stato perfino bordeaux, non se ne sarebbe accorta. Però! Niente male l'avvocato.
Si scusò con garbo per il ritardo ed improvvisamente i 10 minuti appena trascorsi, assunsero un sapore diverso.... se avesse mai immaginato di incontrare un tipino così interessante, sarebbe stata disponibile ad attenderne altri 30!
Parlarono del caso con tranquillità, cortesia, competenza. Decisero quale linea d'azione seguire e poi, prima di accomiatarsi lui le chiese se gradiva un caffè. "Caffè a quest'ora?" pensò, ma non volendo risultare scortese accettò con un sorriso. "Le spiace accompagnarmi alla macchinetta? A quest'ora la segretaria è già andata via..."E lo credo bene! Disse a se stessa "saranno già le 19,00. Avrà ben un famiglia quella ragazza". Seguendolo attraversò la parte dell'ufficio meno di rappresentanza. Ovunque scaffali e classificatori, tutti ben allineati e con le dovute indicazioni per identificarne il contenuto, fra montagne di carta. Dopo poco l'aroma del caffè si diffuse nell'ambiente. Sorseggiarono le rispettive tazzine, accompagnati da un imbarazzante silenzio. Lei teneva gli occhi bassi, non sapendo che dire, ma sentiva lo sguardo di lui che la penetrava. Quell'uomo, senza che facesse nulla, era davvero intrigante.
Appena entrambi posarono la tazza, lui la prese e la strinse a se'. La baciò con passione e la spinse contro gli scaffali pieni di pratiche. Intontita rispose a quel gesto inaspettato con altrettanta convinzione, quasi fosse ovvio  che dovesse finire così. Era come se si conoscessero da sempre!

lunedì 13 giugno 2016

Ore 18,40: lezione di piloga

"Dedicato ad Anna, che conduce con competenza e garbo"

Arrivo trafelata e carica come sempre. La borsetta, il casco in cui ho riposto chiavi e guanti, la tracolla con gli indumenti per la ginnastica, il sacchetto della spesa. Babbo Natale e la Befana che portano i doni, al mio confronto, sono dei pivelli: io sono sempre più carica e per ben tutto l'anno!


Mi cambio a razzo, sorridendo con 3 compagne di lezione.

Entro nella sala semibuia. I tappetini sono già disposti a terra e ognuna si dirige rapidamente verso il "suo", quasi ci fosse un tacito accordo "Questo posto è il mio! Guai a chi me lo tocca".
Ancora un respiro affannato, la testa impegnata sulle ultime cose della giornata e poi...via, si parte!
E dove si va?
E' qui che sta il bello! Fisicamente da nessuna parte: ti siedi, ti alzi, ti metti a carponi, prona o supina (termine che in gioventù mi faceva pensare alla posizione inversa, forse perchè erroneamente immaginavo "uno" si dovesse mettere "su Pina"..ihihih). Lo spazio di movimento si limita ad un rettangolo, non più di 1,7mt x 1,5 ma con il pensiero...

<<Sedute con le gambe incrociate, in posizione comoda, schiena dritta, mani sulle ginocchia, occhi chiusi. Respirare con calma, inspirando profondamente in modo da riempire d'aria il ventre, espirare con altrettanta calma, spingendo l'ombelico verso la schiena>>. 

Entra energia, escono le tensioni della giornata. 

<<Ognuno deve inspirare ed espirare col proprio ritmo>>. 

Inspiro, espiro. Mi rilasso. 
E' buio. Sento il silenzio ovattato di una nevicata, quando i fiocchi scendono leggeri ed è tutto calma e tranquillità.

<<Stendere la gamba destra, tirarsi bene verso l'alto e poi dolcemente chinarsi, rivolgendosi alla gamba stesa. Tenere la posizione e respirare>>. 

Neve, fiocchi, grembiulini bianchi dell'asilo e noi bambini che saltelliamo, tenendo in una mano un cestino, in cui ci sono simil fiocchi di neve, che distribuiamo per la sala gremita di genitori e nonni. La mamma mi guarda compiaciuta e scatta tante fotografie (in bianco e nero) per immortalare l'evento.

<<Stendere la gamba sinistra, tirarsi bene verso l'alto e poi dolcemente chinarsi, rivolgendosi alla gamba stesa. Tenere la posizione e respirare>>.  

E' Natale in mano ho il pacchettino da dare ai genitori, piccolo dono, creato dalle abili maestre dell'asilo, aiutate da tante manine infantili.

<<Posizione della tigre. Carponi, mani all'altezza delle spalle.  Lentamente formare una gobba sulla schiena, poi abbassarla e sollevare lo sguardo verso l'alto. Muoversi dolcemente, come un'onda>>. 

Inspiro, espiro, dapprima lentamente poi con un po' più di energia. Penso alle onde del mare. Sento l'acqua fresca che dà sollievo nella calura estiva. Mi sovviene quella giornata di agosto di qualche anno fa, l'aria così calda e irrespirabile, io che arrivando in spiaggia corro, tolgo al volo il copricostume e lancio via le ciabattine, per tuffarmi nell'azzurro mare di Numana, con inusuale agilità e baldanza. E li per ore a godere dell'estate.

<<Sempre a carponi, formare dei cerchi in senso orario e poi in senso antiorario, distribuendo il peso sulle mani e sulle ginocchia. Muoversi morbidamente>>. Il budino al cioccolato, le fragole con la panna, il plaid "morbidino" della nonna, che mi avvolgeva quelle rare volte in cui  bambina mi fermavo a dormire da lei.


<<Sdraiarsi supine, appoggiare tutta la schiena al tappetino. Piegare le gambe, piedi a terra. Lasciare affondare il corpo sul tappetino>>. Sono sdraiata sulla spiaggia, la sabbia è tiepida ed è un piacevole sostegno per il mio corpo. 

<<Inspirare e respirare ed accompagnare prima le ginocchia da un lato e poi dall'altro>>. Le onde del mare mi cullano ed io mi lascio andare. In bocca un po' di sapore di sale. Il nonno che ci invita sul lungomare a "vedere mangiare il gelato", il profumo del caffè, le risate dei bambini, la pelle abbronzata, un nuovo amore che nasce, la vitalità dell'estate.


<<Rispettare i propri limiti, imparare ad accettarli>>

La gioia nell'aver superato un compito in classe della materia che più detesti, le giornate che si accorciano ma già assapori il relax in famiglia, d'autunno, quando l'arrosto, il vino rosso e la torta al cioccolato accompagnano il pranzo della domenica.

<<Piegare le gambe, lasciare le braccia a terra lungo il corpo, inarcare la schiena formando un ponte e tenere la posizione>>. Un ruscello di montagna che scorre sotto il ponticello di legno, il verde che ti circonda, il dolon dolon dei campanacci delle mucche


<<Inspirare, espirare. Lasciar entrare l'energia, far uscire le tensioni>>
E poi il saluto al sole, il gabbiano, Shiva danzante.
Mi concentro, inspiro, espiro e intanto sento il profumo della pizza che esce dal forno, la focaccia calda con un bicchiere di vino bianco, noi due abbracciati, vicini vicini, la calma e la tranquillità che si confondono con la gioia del cuore.

W il piloga!!


  

mercoledì 9 marzo 2016

Mah?!

Digito la combinazione sul tastierino numerico e dopo poco sento un "clack". Stasera è andata bene. Ho azzeccato subito la sequenza dei numeri, con la corretta cadenza temporale, per cui il portoncino verde si è aperto e mi permette di uscire. 
L'aria fresca mi picchia sul viso, ma non mi dà fastidio, anzi, mi risveglia dal torpore delle ultime ore. E' buio. Le giornate si allungano a vista d'occhio, ma evidentemente la mia visita è stata più prolungata del solito. Siamo state insieme 2 ore, a non fare niente, vicine, vicine, mano nella mano.
La notte mi avvolge e mi fa sentire protetta. Cammino veloce, mentre le lacrime mi scendono sul viso, tanto a quest'ora non se ne accorge nessuno. 
Voglio rumore, luci, vita e camminare per la strada mi permette di incontrare tutto cio' di cui ora ho bisogno. Stasera niente cena in casa; meglio una pizza nel vicino locale, così magari mi distraggo e non penso. Usciamo.
La pizzeria è calda e accogliente come sempre, anzi...di più. Hanno aperto una nuova ala, inglobando un piccolo appartamento attiguo, per cui ci accomodiamo nella nuova "sala parquet". Sembra di essere in un home restaurant, col vantaggio che qui sono abituati a ricevere ospiti tutti i giorni e a tutte le ore. Parliamo. Io faccio finta di niente, ma il pensiero è costantemente rivolto a quegli occhi celesti, che fino a poco fa mi guardavano imploranti. Con la voce cercavi di dirmi qualche cosa, ma i suoni uscivano imcomprensibili. Anche Federica cercava di interpretarli, ma ogni nostro tentativo risultava inutile. Altro piccolo segno di impotenza, che getta nello sconforto.
Arriva la focaccia col formaggio. Interno caldo e morbido, avvolto in una sottilissima e deliziosa sfoglia. Tu che sei sempre stata bellissima, anche con l'avanzare dell'età, ora di morbido hai  solo le mani, le tue belle, affusolate, signorili mani, che non hanno risentito l'inclemente trascorrere del tempo.
Da settimane non mangi più. Solo la flebo ti consente di nutrirti e non patire fame e sete. Mi verso mezzo bicchiere di prosecco: frizzante, fresco, va giù che è un piacere. Forse l'ultima volta che hai sorseggiato con piacere un bicchiere di vino è stato il giorno della tua festa di compleanno, di qualche anno fa... chissà. Mangio e piango. 
Certo che lo so anche io: questa e la vita! "Nessuno è eterno" solevi dire sempre più spesso, ovvio, sapevamo tutti anche questo... ma ora saperti li in quel lettino, magra e indifesa, in attesa di andare "dove eterna è la gloria" mi deprime.
Ti ho chiesto: "Nonnina, come stai?" e tu hai fatto quella tua faccetta buffa, quasi a dire il tuo solito "...mah?!" espressione ricca di tanti significati, in sole 3 lettere. Dire quanti anni hai non serve a nulla. Il fatto che tu abbia avuto una lunghissima vita non mi aiuta affatto. Io ti voglio bene e non vorrei vederti così. Sempre fiera, battagliera, indomita. Non sai quante volte negli ultimi tempi ho sperato che tu chiudessi gli occhi proprio quando c'ero li io, a stringerti la mano. Anche Fede e G mi hanno detto la stessa cosa. E adesso che è tardi, Checca sta arrivando da lontano col treno, per poter stare qualche giorno vicino a te, e certamente anche lei avrà questo insano desiderio. Vedi, qualcosa di bello riesci a farlo anche adesso, che ci sei, ma non ci sei.... ci fai alternare vicino a te, in silenzio, con le lacrime che ogni tanto appaiono sul viso di una o dell'altra, ma sempre con il cuore pieno di amore.








P.S. la mia nonnina è mancata esattamente 7 giorni dopo. Federica ed io eravamo li con lei. A stringerle la mano.